SNAP

Nell’ambito dell’approccio Rapid eLearning, si sta diffondendo sempre di più l’impiego iniziale di slides PowerPoint da “trasformare” in contenuti erogabili attraverso Learning Management System, magari avendo la possibilità di aggiungere video, questionari, quiz, il tutto tracciato da sistema.

Il prodotto leader in questo tipo di mercato è probabilmente Articulate Presenter o più in generale Articulate Studio (che include anche gli ottimi Engage e QuizMaker), con costi non sempre abbordabili per freelance o semplici appassionati.

Un’alternativa a Ns parere valida ed economica è Snap di Lectora Trivantis, molto semplice da usare, occupa pochissimo spazio su disco ed in genere come risorse, si integra con il relativo ribbon in PowerPoint con tutte le relative funzionalità per l’import, publish (su CD, Web o SCORM, oltre che chiaramente su servizio online Trivantis), insomma tutto quanto necessiti per un avvio di base alla realizzazione di corsi Rapid eLearning.

Happy Christmas

Buon Natale a tutti, anche da Frank!

 

Moodle ed i repositories

Potrebbe sembrare quasi il titolo di un film o di un gruppo musicale (del tipo: Rocco e i suoi fratelli … KC and the Sunshine Band).

Si tratta invece di un’interessante feature disponibile da Moodle 2.x e 2.1.y, che permette di aprire il local repository di Moodle ad altre opzioni sino ad ore ottenibili con hack o con plugin terzi. In sostanza, Moodle di default dispone come repository dello spazio messo a disposizione dal proprio host, diviso logicamente al suo interno in personal repository e server repository, per semplificare.

Abilitando i repositories (Amministrazione del sito –> Plugin –> Repository) si accede alla sezione di amministrazione dove solo scorrendo i repositories disponibili si nota l’incredibile flessibilita’ ottenibile nell’impostazione delle opzioni disponibili: potere impiegare Google Docs, Flickr, Dropbox, file system, WebDAV, … per consentire una gestione dei contenuti distribuita su piu’ server, insomma creando una sorta di cloud dei contenuti.

Per i dettagli del caso Vi rimando alla lettura della relativa pagina di Moodle Docs Repositories – Moodle Docs

Ma tu chi sei, che ruolo hai in questo contesto?

Quante volte nell’ambito di una presentazione, conoscendo una nuova persona, ci si rivolge al nostro interlocutore con domande che ci aiutino a capire quella persona chi sia, cosa faccia, in quale contesto lavori  …

Un conto se ci dobbiamo confrontare cono un Amministratore Generale, un conto con un Responsabile della Formazione, un conto con un Progettista, figuriamoci se ci troviamo a che fare “solo” con un allievo …

In Moodle funziona esattamente allo stesso modo: ogni qualvolta dobbiamo creare un account per un nuovo utente, ci dobbiamo chiedere: ma questo utente che Ruolo dovrà svolgere? Ed in che ambito? Deve avere visibilità su tutto il sito, solo sui Corsi o solo sulle attività associate ai corsi?

Queste domande trovano una  risposta nella gestione dei Ruoli di Moodle. Essenzialmente i Ruoli sono quelli di Amministratore, di Docente e di Studente, ma è possibile che tali ruoli vengano assegnati su specifici contesti. Ad esempio, un utente potrà essere Docente di un corso e nulla più.

Vale la pena di fare atttenzione nell’assegnazione di più ruoli ad uno stesso utente, poichè se all’utente di prima assegnassi il ruolo di studente su più corsi, l’utente stesso si troverebbe ad essere Docente non solo sul corso desiderato, ma anche su quelli dove in teoria dovrebbe essere solo studente.

In questi casi, valutare attentamente se non sia opportuno ripartire e segregare i permessi e quindi i Ruoli fra più utenti, se non addirittura creare un nuovo ruolo. Ma questo lo vedremo in un’altra puntata!

Arrivederci e … buon proseguimento, contattaci se hai delle esigenze specifiche.

Stay hungry, stay foolish!

Ciao Steve,

grazie di quanto ci hai dato, grazie di quanto ci hai insegnato, grazie di quanto ci hai lasciato!

Ora tocca a noi, sapere vedere in quanto già esistente un nuovo impiego, saperne immaginare un altro contesto, saperlo proporre senza avere paura dei fallimenti, delle facile critiche.

Stay hungry, stay foolish!

Moodle … con o senza filtro?

Una delle caratteristiche peculiari di Moodle, piattaforma leader per quel che riguarda l’Open Source nell’eLearning, è relativa alla possibilità di inserire contenuti quasi di ogni tipo come risorse da impiegare nelle attività formative.  Nella stragrande maggioranza dei casi si importa il file multimediale, ad esempio un file audio, lo si associa al link della risorsa ed il gioco è fatto, demandando di fatto totalmente al client dell’utente (browser+applicazioni multimediali/viewer in grado di gestire il mime-type del file) il compito di interpretare correttamente il file e di visualizzarlo.

Esiste però una categoria particolare di plugins in Moodle, denominata per l’appunto Filtri: il loro compito è quello di fornire delle funzionalità aggiuntive ed immediate quando incontrano queste tipologie di file, ad esempio consentendo l’ascolto di file audio citati in precedenza, visualizzare formule matematiche, sino alla gestione di contenuti, incluse quelle forme di “censura” preventiva per impedire l’uso di termini impropri.

In questo caso la gestione si sposta dal client al server, con chiari vantaggi e svantaggi: il vantaggio è che si offre una omogeneità di comportamento nell’erogazione delle attività, lo svantaggio è che essendo tutto demandato al server, il carico aumenta e quindi si potrebbe incorrere in problemi di carico eccessivi, sia del server vero e proprio che della banda disponibile.

Cosa scegliere quindi come approccio? Il fatto che di default tutti i filtri siano disattivati farebbe pendere la bilancia verso il non uso dei filtri, ma è pur vero che se ci sono, vorrà dire che un’utilità c’è, pur a fronte di un maggiore assorbimento di risorse.

Riteniamo che l’impiego dei filtri debba limitarsi a tutte quelle situazioni in cui la centralizzazione è da preferirsi sia per policy aziendali (pensiamo all’impiego di parole da inserire in black list per possibili oscenità, ad esempio), sia per una efficienza di gestione (contenuti multilingua).

Ci interessa conoscere la Vostra opinione, scriveteci ai nostri indirizzi o via la form di commento.

 

La formazione perfetta

Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni e Graziani.

Questa è stata la formazione perfetta per chi ha vissuto le serate indimenticabili del mondiale di Spagna 82. Bello vero? Una formazione che si è formata con il tempo, fra le avversità e lo scetticismo generale, per poi imporsi per la serietà, professionalità e passione dei suoi attori.

Gli stessi fattori sono alla base di un’altra formazione, quella relativa al personale di un’azienda, di una PMI, di uno studio di consulenti o di un singolo freelance, tutti animati da una stessa convinzione: occorre essere ben preparati, ben formati per vincere le sfide di tutti i giorni.

E’ con questa motivazione che il nostro studio di professionisti con esperienza decennale nel settore della formazione e del change management, si pone come obiettivo quello della  “formazione” perfetta, dove il termine perfetta è da riferirsi ad una progettazione didattica che venga incontro alle esigenze del Cliente, di carattere prettamente formativo ma anche economico e di disponibilità temporale.

Ti riassumiamo i principali elementi della nostra offerta e ti invitiamo a rimanere in contatto con noi per conoscerci, magari prendere un caffè insieme e valutare una possibile collaborazione. 

  • Progettazione didattica
  • Sviluppo contenuti e-Learning
  • Segreteria
  • Docenze (ICT, Project Management, PNL)
  • Organizational Change Management
  • Social marketing

Change Management

La gestione del cambiamento, specie in un periodo quasi frenetico come quello che stiamo vivendo, sia dal punto di vista dei valori, che delle prospettive sociali ed economiche, rappresenta una sfida cruciale per le società industrializzate o meno. Ci piace evidenziare la seguente definizione, tratta dal sito dell’ MBSConsulting:

L’insieme delle tecniche e delle attività che sono funzionali
a modificare operativamente il comportamento organizzativo di un azienda. Negli
ultimi anni le grandi aziende hanno migliorato significativamente le capacità di
definire obiettivi e strategie, mentre hanno necessità di disegnare meglio le
traiettorie di cambiamento dell’organizzazione e di essere assistite nella
gestione coordinata di tutte le variabili che incidono sul cambiamento stesso. I
continui mutamenti nel mercato e nei sistemi normativi (es. unbundling di
reti fisiche, liberalizzazioni di alcuni settori dell’economia, globalizzazione
dei mercati…) richiedono alle aziende una capacità di progettazione e gestione
continua dei cambiamenti; conoscere le tecniche di change management e
capire come integrarle nella gestione del Business As Usual della propria
azienda è diventata quindi una competenza sempre più rilevante per il
management.

Si tratta di una definizione ritagliata su misura su di un contesto aziendale piuttosto che su di un contesto sociale a più ampio spettro, ma riteniamo che sia validissima per fare emergere una delle fondamenta per una gestione efficace del cambiamento: la chiarezza ed univocità della comunicazione!

Nel momento in cui si deve cambiare obiettivo, strategia, linea guida, è di fondamentale importanza che l’intero tessuto attorno a sè, sia esso familiare, aziendale, sociale, sia reso partecipe sin dalle prime fasi della necessità del cambiamento, delle motivazioni alla base, di cosa comporterà e di quali saranno i passi fondamentali. Tutto ciò va comunicato per tempo e nei modi e forme più appropriate e solo dopo si potrà passare alla fase della formazione, cioè in cui le persone dovranno essere formate per potere raggiungere con successo il cambiamento .

Contattaci se ne vuoi sapere di più, oppure continua a seguirci sul nostro sito!

SOCIAL eLEARNING

L’apprendimento di un singolo individuo è legato a diversi fattori e a diverse strategie di formazione e di apprendimento. Gli studi condotti in un primo momento sull’andragogia, successivamente estesi alla pedagogia, dimostrano che un apprendimento efficace non può prescindere da forme di collaborazione a vario titolo con gli altri “studenti” coinvolti nella formazione.

Vogliamo una conferma empirica? Pensiamo a quando eravamo piccoli noi ed a scuola chiedevamo all’amico del cuore o alla più brava della classe di aiutarci a capire quanto spiegato dall’insegnante: spesso laddove non arrivava il docente arrivava il nostro amico, che usando termini a noi più vicini, con esempi per noi più comprensibili, era in grado di colmare le nostre lacune.

Sin dall’introduzione dell’eLearning l’aspetto social è stato importante, per cui una soluzione di eLearning ha da sempre previsto impiego, in aggiunta al “classico” Learning Management System, di strumenti di web conferencing per le sessioni in aula virtuale, chat, forum, bulletin board. A volte però questo si è tradotto solo in un’automazione di quanto prima era basato solo sul face to face.

Con l’introduzione di strumenti di social networking quali Facebook, Twitter, l’avvento dei blog, quindi con la disponibilità di soluzioni in cui al centro è l’individuo ed il suo desiderio di condivisione di esperienze ed informazioni, è stato naturale assistere ad una “fusione” fra eLearning e Social Networking che ha portato al concetto di Social eLearning. Le persone apprendono non solo in momenti istituzionali di studio, ma anche guardando, osservando, ascoltando, discutendo, più semplicemente interagendo con gli altri.

Potremmo quindi dire che Social eLearning è un approccio alla formazione in cui l’apprendimento viene raggiunto attraverso multiple esperienze, che vedono un ruolo centrale nella collaborazione fra coloro coinvolti nel percorso formativo (vedi anche http://en.wikipedia.org/wiki/E-learning) . Un Web Based Training (WBT), un corso online per intenderci, è quindi un elemento in questo percorso, non è più L’ELEMENTO del percorso. La votazione di uno studente potrà/dovrà dipendere non più solo dall’assessment online condotto alla fine del WBT, ma da come ha partecipato alle communities, dalla qualità dei suo posts, da come interagisce con i suoi followers, dalla reputazione che si è saputo costruire nel social network.

In un blog il docente può postare le notizie, gli studenti poi commentandole potranno arricchire le fonti citate, esprimere giudizi, essere valutati

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GUERRIGLIA MARKETING

Il termine guerriglia già lascia intuire che stiamo per parlare di qualcosa che ha a che fare con la velocità dell’azione, con l’agire quando meno ce lo si aspetta. In effetti è proprio cosÏ, l’idea alla base del “guerriglia marketing” è proprio il comunicare qualcosa – un’idea, un prodotto, un brand – in forme innovative nei momenti in cui le persone non si attendono un tale evento.

Spieghiamolo con un esempio: vogliamo comunicare il lancio di una nuova iniziativa, quindi quanto dobbiamo enfatizzare è l’aspetto della novità, della freschezza … freschezza … cosa c’è di più fresco di un uovo appena fatto? Per definizione nulla … e le uova dove si trovano? In nidi tipicamente di paglia … e allora?

Allora per la campagna di comunicazione si sceglie di distribuire, in punti strategici – dell’azienda, della/delle città, … – dei piccoli nidi con tanto di paglia vera e dentro delle “simil uova” riportanti il lgo del prodotto da reclamizzare, dell’iniziativa da comunicare.

Semplice no? L’importanza, come al solito, è l’idea ed il fatto che deve volerci un piccolo investimento per realizzarla. L’idea poi non deve essere avulsa da quello che si vuole comunicare, deve esserci un legame tra il comunicato ed il rappresentato. Tornando all’esempio precedente, se ad esempio avessimo scelto di impiegare dei manifesti, appesi a dei lampioni, su cui sono riprodotte donne in abiti succinti che riproducono una lap dance, oltre a ricorrere ad uno stereotipo ancora in uso, quale sarebbe il legame del lancio di una novità? Invece va bene per il lancio di un nuovo night club – ed infatti è stata impiegata.

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